Non cosa ci fosse ieri sera in giro, credo una sorta di uscita di gruppo di quei cervelli che non fuggono.
Ho un pub e tutto inizia alle 18:45 (apertura pub alle 19). Io ed il mio compagno stiamo sistemando le ultime cose prima dell’apertura. Il locale è al buio totale. Le due vetrate che affacciano sul parcheggio sono al buio. Per trovare la prima luce devi entrare, salire 6 scalini e poi altri 3. Noi siamo sotto una flebile luce sopra il bancone. Tutto questo solo per dirvi che fino a che non arrivi a noi, il locale è nelle tenebre. Arrivano due, ragazzo e ragazza. Entrano diretti. Noi non ci facciamo caso, sento la porta ma penso sia il nostro dipendente quindi continuo a sistemare. Fino a che:
“Hey noi siamo qui!”
Guardo verso la porta, attraverso il buio e vedo le due figure. Mi avvicino e lei mi dice:
“Siete aperti? No, perché è un po’ che siamo qui.”
Tralasciando che la porta l’avevo sentita meno di un minuto prima.

“Veramente ragazzi è tutto al buio, quindi non, non siamo aperti, apriamo tra un quarto d’ora.”
Loro, invece di uscire, si bloccano sulle scale guardandomi.

“Noi dobbiamo finire di sistemare quindi…”
“Sì sì, aspettiamo qui, non c’è problema.”
A questo punto il mio compagno accende tutte le luci e li fa accomodare chiedendo di attendere un attimo per l’ordine.
Alle 18:55 la ragazza si avvicina al banco:
“Adesso possiamo ordinare o dobbiamo aspettare ancora? Perché siamo seduti da 10 minuti.”

“Vi abbiamo fatti accomodare per non lasciarvi fuori al freddo ma, come vi ho detto prima, fino alle 19 non apriamo.”
Alle 19 esatte vado a prendere l’ordine e lei esordisce con un: “Finalmente!” che se non l’ho buttata fuori dal locale è perché comunque a me l’educazione l’hanno insegnata ed anche perché, se fai questo lavoro, devi saper lasciar correre.
Verso le 20 arriva un tavolo da 4. Due di questi ordinano dei toast che, come da dicitura sul menù sono cotti nel burro fino a formare una crosticina croccante e burrosa.
Torno al tavolo dopo un quarto d’ora dalla consegna dei piatti e vedo che i toast sono stati mangiati a metà. Chiedo se tutto andasse bene e mi sento un secco “NO.” Motivo?

“Questi toast sanno di burro.”

“Signora, ma sono cotti nel burro, ovviamente sanno di burro.”

“Ce n’è troppo, non si può dare una cosa così piena di burro.”

“Guardi signora, non discuto i gusti perché sono personali, ma se una pietanza fatta di pane viene cotta su una piastra abbondantemente imburrata, è estremamente difficile che non sappia di burro.”

“Dovrebbe imparare a dare più credito ai clienti.”

“È uno dei nostri piatti più venduti, comunque non importa, vuole qualcos’altro?”

“Una pizza capricciosa che la dividiamo.”
Al momento di pagare voleva che i due toast fosse depennati. Ovviamente questo non è successo perché è scritto chiaro sul menù come vengono fatti e se loro non avevano voglia di sentire sapore di burro non dovevano prenderli.

Sono dell’idea che non ci devo rimettere io per la stupidità delle persone.
Poco più tardi arriva un tavolo di 3 ragazze. Due mangiano.
Il cameriere mette la tovaglietta ad una delle due che non ha preso cibo. Ovviamente loro non lo fanno notare. Io arrivo con i due piatti e, siccome sono uguali, li appoggio sulle tovagliette ed auguro una buona cena.

“Ma io non ho preso niente da mangiare.”
Mentre le altre due parlano…

“Ah, non è tuo questo hamburger?”

“No, è suo.” indicando l’amica

“Mi spiace, ho visto la tovaglietta a te ed ho pensato fosse tuo.”
Esordisce l’altra:

“Eh sì, il tuo collega ha sbagliato a metterci le tovagliette.”
Tra l’incredulo ed il basito prendo la tovaglietta di carta, la sposto davanti a lei e le porgo il piatto.
Quanto poteva essere difficile per loro spostare quella tovaglietta o dire al cameriere chi fosse la mangiante? Boh… Difficoltà che non riesco a comprendere.
Arrivano due ragazze, ho il locale pieno ma si sono appena alzati in due, quindi pulisco veloce il tavolo e le faccio sedere.
Ordinano: due bottigliette d’acqua ed una fetta di torta divisa in due. Già sto imprecando perché c’erano altre due persone alla porta che volevano cenare ed io le sto facendo aspettare in piedi per aver fatto sedere queste due. Va beh… Porto acqua e torta e una mi dice che sta arrivando un loro amico e se posso aggiungere una sedia.
Il tavolo a cui sono sedute è quello messo peggio come posizione, lì un’altra sedia non ci sta, ma vedo che si sta per alzare un tavolo da 4 così decido di spostare loro al tavolo da 4 e fare sedere lì i due ragazzi che vogliono cenare. Arriva il loro amico, lo faccio sedere e gli porto il menù.

“No, io non prendo niente.”

“Mi spiace, ma in questo locale la consumazione è obbligatoria, c’è un cartello enorme all’entrata.”

“Sì, ma io non voglio niente, sono solo passato a salutare, mi fermo una mezz’oretta e me ne vado.”
Siccome questo mi fa infervorare più di qualsiasi altra cosa, divento un po’ scortese.

“Allora potete salutarvi fuori, stai occupando un posto ed una sedia che per me hanno un costo, o consumi o vi devo chiedere di lasciare il tavolo libero per chi sta aspettando un posto.”

“Portami una bottiglietta di acqua.”

“Ok, ragazzi avete 15 minuti per consumare la vostra acqua, poi mi serve il tavolo libero.”
Dopo 10 se ne sono andati.
Chiudiamo all’1 di notte la domenica e la cucina chiude sempre 30 minuti prima della chiusura. Arriva un tipo alle 00:45. L’ho già visto bazzicare per il locale qualche volta. Ordina una birra al bancone. Nel locale ho ancora una quindicina di persone, inizio a fare il giro per dire che stiamo chiudendo le spine e se qualcuno vuole fare l’ultimo giro. Serviamo le ultime birre e poi iniziamo le procedure di pulizia. Nel frattempo parliamo con questo tipo e scopriamo che anche lui ha un ristorante ad un’oretta da noi. Nel frattempo se ne vanno tutti e lui ha ancora mezza birra. Sono ormai passati 15 minuti dalla chiusura ma lui non accenna a bere e resta a parlare. Fino a che esordisce con :”Che, me lo fai un panino?”

“Mi spiace ma ho già chiuso e spento tutto, anzi dovevamo chiudere quasi 20 minuti fa quindi ora dovrei chiederti anche di finire la birra, così possiamo finire di pulire ed andare a casa.”

“Si vede che ne fate di soldi qui perché io non mi rifiuterei mai di preparare qualcosa che un cliente mi paga.”
Un nuovo modo per dire che non abbiamo voglia di lavorare? Boh…

“Guarda, non è questione di soldi è che la cucina è già tutta pulita, parte delle luci del locale sono già spente, inclusa l’insegna, dovevo chiudere 20 minuti fa, se anche tu fai questo lavoro puoi ben capire che chiedere del cibo in questa situazione e non riceverlo non è per mancanza di voglia di lavorare ma perché ora il locale è chiuso.”

“Si vede che i soldi non ti servono.”
Tracanna la birra e se ne va.
Finalmente posso chiudere. Anche questa giornata ci ha regalato perle. Adoro il mio lavoro! E non sono sarcastica, lo amo proprio, non è mai noioso.