Sabato sera, ore 24.00. Ci sono tanti ragazzi che chiedono l’asporto ed altrettanti che si sono accomodati fuori.
Entra una ragazza, sobria.
“Buonasera, prego”.
“Senti, devo portare una bottiglia di gin a casa di amici. Quali hai?”
“Allora, abbiamo in scorta il gin xy, zz, ecc…”
In tutto ho in scorta 12 bottiglie di gin diversi.
“Ah e qual è la differenza tra ognuno di questi?”
Ok, ci sono tremila persone fuori, ma non è colpa della cliente. Inizio a spiegare le differenze sia a livello botanico e sia a livello di costi. Lei mi interrompe, è rimasta folgorata da una bottiglia.
“Voglio quella”.
“Va bene, ma quella è vodka. Avrò sbagliato a sistemarla durante le pulizie”.
“Ah e quindi?”
“Quindi avrà un sapore diverso, ma se a lei piace e ai suoi amici piace, va benissimo”.
“Guarda che quello è un gin, sta nella mensola dei gin”.
“No signora, è una vodka. Ho sbagliato a posizionarla mentre pulivo la mensola. Però se la vuole ugualmente, a me va benissimo”.
“Ti dico che è un gin, sta nel reparto gin”.
Prendo la bottiglia e gliela mostro, è effettivamente una vodka.
“Va be’, comunque se non volevi vendermela perché LA VUOI TU potevi dirlo prima, senza farmi perdere tempo”.
E va via, mentre le dicevo che per me non c’era nessun problema a vendergliela.
Che poi, detto fra noi, a me la vodka fa ca**re.