Volo Londra Luton – Paphos.
Quattro ore e mezza di volo, di cui le prime due già passate a vendere snack, caffè, profumi e rasoi da viaggio, perché si sa: i sudditi di Sua Maestà comprerebbero anche la suocera se fosse esposta sul carrello con un cartellino “special offer”.

Arriviamo a metà volo, e io e i colleghi ci ritiriamo per qualche minuto nella galleria posteriore. Un’oasi, se per “oasi” intendete uno spazio di un metro quadro tra sacchi di spazzatura, bottiglie vuote e quel profumo inconfondibile che NON è Tom Ford, proveniente dal bagno.

Silenzio relativo. Poi ding, il campanello di chiamata.
Parte lo scambio di sguardi: il classico “vai tu?” “No, vai tu” “Ma io ci sono appena andato” “Ok, pari o dispari?”. Alla fine cedo io, già preparando l’ePos (la macchinetta per i pagamenti), certa che si tratti dell’ennesima richiesta di “Finest Italian Prosecco” rigorosamente “with ice, please”.

Mi avvicino al posto della signora, un’elegante sessantenne dall’aria soddisfatta… forse troppo soddisfatta: sul tavolino, quattro bicchieri vuoti di Hendrick’s Gin Tonic a fare la guardia.