Giornata abbastanza piatta, di quelle che scorrono lente, con il sole che picchia sulle vetrine e il gelato che, nonostante i pozzetti refrigerati, sembra soffrire anche lui il caldo. Al banco serve la ragazza nuova, secondo giorno di lavoro, ancora un po’ impacciata ma sveglia, sorridente. Io, nel retro, sto lavando palette e contenitori, ma tengo sempre un orecchio teso, perché in gelateria, lo sappiamo tutti, la calma è solo apparente.
A un certo punto sento la porta aprirsi. Entra un signore sulla cinquantina, camicia sbottonata fino al petto, occhiali da sole in testa, passo sicuro. Si avvicina alla vetrina e, con tono deciso, chiede una pallina metà cioccolato e metà pistacchio.
Ora, la regola è semplice: niente mezze palline. Tranne per i bambini, o — a volte — per i clienti fissi che conosciamo bene. Questione di gestione, pesi, porzioni, tempi. Insomma, una regola chiara. La ragazza nuova mi guarda titubante e mi chiama sottovoce. Esco dal retro e mi avvicino al banco, pronta a gestire la situazione con il solito garbo.
Con il sorriso, spiego:
“Mi dispiace, signore, ma non facciamo mezze palline, se non per i bambini o per i clienti abituali. È una direttiva del titolare.”
E lì succede una cosa che ancora oggi mi lascia basita.
Lascia un commento