Pet-Shop, giornata apparentemente tranquilla.
Entra questo signore gentile, distinto, pacato. Uno di quelli che quando varcano la porta ti fanno sperare: “Ecco, magari oggi va tutto liscio”.
Mi porge una vecchia pettorina, già visibilmente striminzita, e dice:
«Questa era della mia cagnolina, ma ormai le va stretta. Voglio prenderle la nuova uguale, solo una taglia in più. Gliel’ho portata così non sbagliamo.»
Io, dentro di me, applaudo in silenzio. Lacrime agli occhi.
Perché di solito ti arrivano con una foto sfocata del cane che dorme sul divano, oppure si mettono a fare gesti nel vuoto tipo “così… no, un po’ di più… aspetti che allargo le mani… ecco.”
E tu lì a cercare di indovinare se è un chihuahua o un cavallo.
Quindi, già me lo immagino come cliente dell’anno.
Prendo il metro da sarta — che tengo in negozio apposta per questi momenti gloriosi — e mi accingo a misurare la circonferenza della pettorina. Gesto semplice. Pulito. Scientifico.
Ed ecco che parte la deviazione mentale:
«Ah, il metro da sarta… io ho usato quello lineare. Non so se la misura è uguale…»
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