Sabato pomeriggio.
Le casse automatiche sono tutte occupate, la fila è lunga e il clima è quello da “voglio solo tornare a casa e dimenticare di essere mai uscito”.

Io sto supervisionando la zona, come sempre, e cerco di anticipare le classiche scene: gente che sbaglia codice, bambini che insistono per passare tutto da soli e clienti che si offendono se la voce della macchina dice “articolo non riconosciuto”.

Arriva lui, distinto, sulla sessantina, con la moglie al seguito.
Ha un carrello pieno e pure un cestino, perché evidentemente la spesa leggera del sabato si è trasformata in trasloco da campo base.

Si avvicina, prende possesso della cassa automatica come se stesse per dare il via a un esperimento scientifico. Inizia a passare i prodotti commentando ad alta voce — ma con quel tono da chi vuole essere sentito.

«Certo che è incredibile… Adesso ci facciamo pure la spesa da soli. Passiamo i prodotti, mettiamo il codice, paghiamo. E nemmeno uno sconticino, eh. Ma dove siamo finiti?»

La moglie, abituata, non risponde. Io fingo di non sentire.
Poi, mentre prende il sacchetto, lo vedo con la mano sul cestino che si prepara a portarselo via, tipo bottino di guerra.