Questa scena, alla quale ho assistito da cliente, mi è rimasta impressa nella mente anche a distanza di molti anni!
Serata invernale in un piccolo paese di mare; una piccolissima cornetteria-crêperia letteralmente presa d’assalto dai clienti e la proprietaria, anziana ma energica, si barcamena in maniera eccellente tra tutte le richieste.
Ad un certo punto entra lei, ipertruccata e con abiti di cinque taglie inferiori alla sua abbondante mole: appena arrivata commenta la lunga fila con una sonora imprecazione; vedendo che per ovvie ragioni la fila va a rilento, inizia a fare domande alla proprietaria nella speranza di venir notata e magari passare avanti.

“Ma lo yogurt è fresco o confezionato? La nutella la fate voi? Quanto costa la crêpe con la panna? E senza la panna? Ma si potrebbe avere anche la cioccolata calda?”

Ovviamente ad ogni domanda corrispondono urti e gomitate agli altri clienti, manate sul bancone e commenti poco entusiastici alle risposte che non le si confanno. La proprietaria le risponde con cortesia senza smettere di servire gli altri e, a dirla tutta, senza nemmeno guardarla; tuttavia, man mano che le domande proseguono, inizia a spazientirsi visibilmente, soprattutto perché molte insinuano che i prodotti manchino di freschezza e/o qualità. A un certo punto, la domanda paradosso e la risoluzione geniale.

“Signora, ma cosa c’è nel bombolone alla crema?”

La proprietaria lascia rabbiosamente quello che aveva in mano, alza lo sguardo con deliberata lentezza e, con le mani sui fianchi e un tono di voce che nemmeno Robert De Niro, le risponde:

“Ovviamente tonno e capperi, signora”.

Messa di fronte alla sua stupidità, la poco discreta cliente tace e aspetta il suo turno con remissione.
Io avrei voluto abbracciare la mia nuova eroina.