Prima di chiudere la pizzeria a causa del coronavirus abbiamo lavorato qualche giorno a porte chiuse e abbiamo effettuato solo consegne a domicilio con le dovute precauzioni.
Ore 8:15, squilla il telefono.
“Salve, vorrei ordinare dieci pizze.”
“Certo, come le vuole?”
Prendo l’ordine delle pizze e segno via e nominativo.
“Ascolti, però a causa del coronavirus il ragazzo delle consegne non può salire nelle abitazioni a portare le pizze. Dovrebbe scendere qualcuno a ritirarle, va bene?”
“Ma come?! Io non posso scendere, mia nonna è malata ed è in carrozzella!”
“Certo capisco, ma non c’è qualcun altro che potrebbe scendere?”
“Dobbiamo tutti badare a mia nonna.”

A quel punto penso: “Su dieci persone nessuno può allontanarsi dalla nonna per una trentina
di secondi?”
“Guardi signora, io capisco tutto, ma non possiamo effettuare consegne a domicilio se nessuno può scendere a ritirarle. Sono le normative di sicurezza, il ragazzo non può entrare nelle abitazioni.”
“Uff va bene, scenderà qualcuno.”

Al momento della consegna il fattorino citofona e non risponde nessuno, prova a chiamare la cliente al cellulare ma nessuno risponde. Dopo dieci minuti di attesa, una ragazza sulla trentina si affaccia alla finestra.; il ragazzo, avendole già consegnato le pizze più volte, la riconosce subito.
“ALLORA, CHE STAI ASPETTANDO A PORTARMI SU LE PIZZE?!”