Lavoro in un ipermercato da vent’anni. Vent’anni passati tra scaffali da sistemare, casse che si bloccano, clienti che cercano il latte senza lattosio davanti al frigorifero dei formaggi e gente che ti chiama da tre metri di distanza come se avessi il radar incorporato. Ormai penso di aver visto un po’ di tutto.
Quella mattina ero alle casse automatiche. Di solito è una zona che sembra tranquilla, ma in realtà è il regno del caos: gente che pesa le banane tre volte, codici che non passano, sacchetti che la macchina non riconosce e il classico cliente che fissa lo schermo come se prima o poi gli parlasse.
Mancavano una decina di minuti al cambio turno con la collega del pomeriggio. Ero già con la testa alla pausa: caffè, cinque minuti di silenzio e magari la schiena appoggiata a qualcosa che non fosse una cassa.
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