Ore 10, entra una cliente di circa 35/40 anni, saluta educatamente:
“Buongiorno, starei cercando una cintura di sicurezza per poter tenere il cane in macchina con me”
Ne abbiamo vari modelli in negozio, quindi glieli mostro e nel frattempo mi spiega che ha un cagnetto vivace che porta sempre con sé, anche in auto, e il guinzaglio è troppo lungo per questa operazione.
Le dedico 15 minuti per rispondere a tutte le domande, ma alla fine opta per un’imbragatura completa, in nylon. Alla cassa mi ripete:
“Sa ho un cane un po’ vivace, crede che sia un materiale resistente?”
“È il materiale con cui vengono fatti gran parte dei guinzagli, molto resistente agli strattoni. Ovviamente bisogna evitare che il cane lo mastichi, altrimenti non è un accessorio durevole”
Terminato l’acquisto di €8 circa, saluta e se ne va.

Ore 10.40
Sto servendo un cliente e ce ne sono già due in fila (sono l’unica commessa/cassiera del negozio) quando entra la cliente precedente sbuffando.
Non si cura del fatto che sto servendo qualcun altro, ma sbatte qualcosa sul bancone davanti a me.
“Ecco! Ti ricordi di me? L’ho comprato poco fa e il mio cane lo ha già distrutto!”
Mostra platealmente a me, e ai clienti presenti, un pezzo di cinghia di nylon completamente masticato.
Io le rivolgo uno sguardo interrogativo, sforzandomi di ignorare la sua maleducazione.
“Purtroppo non era una catena di acciaio, essendo nylon bisogna stare attenti che il can…”
“Ma l’avevo appena comprato!”
“È come per un guinzaglio, il cane riesce a…”
“Ma ti ricordi? Ero qui poco fa!!”
“Sì signora, mi ricordo. Scusi se glielo chiedo, ma ha supervisionato il cane?”
“Certo, ma ha fatto tutto mentre ero alle Poste per 10 minuti e lui era in auto”
Respiro profondo.
“Mi spiace signora, purtroppo può capitare. L’accessorio è durevole solo se il cane non viene lasciato solo in auto”
“Io rivoglio i miei soldi!”
“Il negozio prevede rimborsi solo per articoli difettosi”
“Ma io l’ho potuto usare solo per 10 minuti!!”
“Non era comunque un oggetto difettoso, mi dispiace”
“Ma io mi sento truffata!”
La signora continua ad insistere malgrado le mie spiegazioni e, dopo qualche altro minuto, vedendo i 3 clienti ancora pazientemente in attesa dietro di lei, decido di essere più chiara:
“Signora io non sono la titolare, non mi è permesso darle soldi dalla cassa se non per articoli difettosi. Se volessi darle un rimborso, dovrei pagare con i miei soldi”

“Va benissimo per me, me lo hai venduto tu.”
Io scioccata, clienti scioccati, cane (in auto) probabilmente scioccato anche lui.
Desiderosa di farla andare via e procedere con la mia mattinata, decido (stupidamente, lo ammetto, ma non ero preparata psicologicamente) di prendere il mio portafogli dalla borsa dietro al bancone e le do i suoi 8€. Tutto senza che lei battesse ciglio.
Afferra i soldi ed esce senza salutare, ma sbuffando.
Ci guardiamo negli occhi con gli altri clienti increduli per qualche istante, per poi riprendere la giornata.

Ciliegina finale.
A fine turno, il titolare del negozio passa a prendere i soldi dalla cassa per depositarli. Come ogni sera, si informa se è andato tutto bene.
Io gli spiego brevemente la scenata della cliente di stamattina, soprattutto per capire se avessi sbagliato a non dare il rimborso dalla cassa (era il mio primo anno di esperienza di lavoro a contatto con il pubblico).
Il mio capo, totalmente impassibile, conferma:
“Hai fatto benissimo a non rimborsare la cliente, è stata una sua disattenzione”
“Però ho sbagliato a dare i miei soldi, immagino”
“No no, era giusto che comunque tu la accontentassi”.
E benissimo anche questo.