Ciao, lavoro a Londra, in uno dei department store più famosi al mondo. Uno di quelli dove tutto luccica, i tappeti sembrano appena stirati e anche l’aria profuma di soldi.

Io lavoro nel settore della profumeria di nicchia: il brand per cui lavoro ha qualcosa come 300 anni di storia, flaconi che sembrano opere d’arte e prezzi che fanno deglutire anche i clienti più coraggiosi. Insomma, un ambiente molto… selezionato.

Un giorno entra questa cliente araba. Molto, molto chic. Molto, molto ricca. Di quelle che non camminano: scivolano. Indossa un burqa integrale nero — come molte delle mie clienti — talmente coprente che si vedevano a stento le pupille. Al seguito, naturalmente, la servitù: due persone che la seguono a distanza regolamentare, silenziose, attente, sincronizzate come un balletto.

La vedo arrivare da lontano. Si ferma esattamente davanti a me. Si impala. Io mi preparo mentalmente al mio solito copione professionale: sorriso, postura elegante, voce calma.

Lei mi saluta. Con molta grazia.

«Hello.»

Io ricambio, cordialissima:

«Hello, how are you today?»

Lei risponde, sempre gentilissima, con un tono morbido, quasi affettuoso. Poi, improvvisamente, mi guarda dritta negli occhi — per quanto sia possibile farlo quando vedi solo due minuscole pupille galleggianti nel nero — e mi chiede:

«Do you remember me?»

E lì.

Il tempo si ferma.