Ho un negozio storico di famiglia. Di quelli che stanno lì da decenni, con l’insegna un po’ vissuta, i clienti abituali che entrano senza nemmeno salutare perché “tanto ci conosciamo”, e quella strana categoria di persone convinte che il tempo, lì dentro, si sia fermato agli anni ’90.

Un giorno entra questo cliente. Non uno di quelli che vedi spesso, ma neanche del tutto sconosciuto. Faccia sicura, tono confidenziale, sorriso furbo già pronto. Si guarda intorno, prende quello che gli serve, arriva alla cassa e, prima ancora che io possa battere lo scontrino, mi dice:

«Dai, fammi lo sconto… guarda che io sono un caro amico di tuo padre, eh!»

Lo dice proprio con quell’aria da asso nella manica, come se avesse appena pronunciato una formula magica che apre tutte le casse e abbatte tutti i prezzi.

Io lo guardo. Sorrido appena. E rispondo:

«Ah sì?»

Lui, galvanizzato dalla mia apparente disponibilità, rincara la dose:

«Sì sì! Amici strettissimi! Ma dov’è? Non lavora più qui?»