Nel cinema dove lavoro, quando si prenotano i biglietti online, si riceve un codice numerico di sei cifre. È una cosa semplicissima: tu prenoti, inserisci nome, cognome e mail, paghi, e ricevi il tuo bel codice di prenotazione.

Il nome è richiesto, ma non è che ci serve il certificato di nascita. Puoi anche prenotare con il nome di Paperino, Mazinga Zeta o Regina Elisabetta II, per quanto ci riguarda. Ma ovviamente, se poi perdi il codice, il nome ci serve per trovare la prenotazione nel sistema. E qui iniziano i problemi.

Oggi, a circa due minuti dall’inizio di un film, si avvicina una signora sui cinquanta. Bionda platino, occhiali da sole giganti (indossati dentro, nel foyer), passo deciso e uno sguardo da “vengo in pace ma sono pronta a distruggere”.

— “Salve, posso aiutarla?”
— “Ho prenotato.”
— “Perfetto! Ha il codice di prenotazione?”
— “Sì, è… 8 5 4 2 1 6.”

Digito il codice. Compare la prenotazione a schermo. Leggo il nome: signora X. Dico:
— “Lei è la signora X, giusto?”

La signora X inarca un sopracciglio. Si irrigidisce.
— “…E tu come lo sai?”
— “…Scusi?”
— “Il mio nome. Come lo sai? Non è che mi spiate attraverso i vostri computer, eh?”