Sempre la solita cantina.
“Buongiorno, le ha le bottiglie di vino da un litro e mezzo?”
“Sì, venga, l’accompagno.”
Lo porto dove stanno i bottiglioni, quelli seri, quelli che quando li sollevi ti chiedi se stai comprando vino o allenando i bicipiti.
“Ma io non dico questi, questi sono grossi! A me servono quelli da un litro e mezzo!”
“Sì signore, ho capito… infatti sono quelli che mi ha chiesto.”
“Ma no! Voglio quelle là!”
E indica, con sicurezza assoluta, le bottiglie normalissime da 0,75.
“Ma quelle non sono da 1,5 litri, sono la metà… quelle standard.”
“Questo lo dice lei. Io a casa le ho uguali ma ci entra un litro e mezzo di vino. Che fa, dubita?”
Pausa.
Io lo guardo.
Lui guarda me.
La bottiglia guarda entrambi.
“No no… mi fido…”
Dentro di me però parte un documentario su universi paralleli dove le bottiglie si espandono una volta arrivate a casa.
“Guardi,” provo con tatto, “quella è proprio da 0,75. C’è scritto anche sull’etichetta.”
Lui prende la bottiglia, la gira, legge… annuisce… e poi:
“Sì ma quella è la capacità dichiarata. Poi nella realtà cambia.”