Negozio di abbigliamento e accessori: dopo aver provato mille capi e averli lasciati tutti in camerino (nonostante ci siano cartelli in bella vista che invitano la clientela a non farlo… PAZIENZA!… PAZIENZA!), la cliente arriva in cassa. Inizia a provare tutta l’esposizione di anelli al prezzo di 5 euro. Finalmente ne trova uno. Finalmente… e invece no!
“Ma questo ha la griffe dell’incastonatura leggermente storta!”
“Mi spiace signora, è l’ultimo!”
“Ma non puoi provare a raddrizzarlo?”
“Scusi, ma come faccio? Non ho gli strumenti adatti!”
“Daiii, per favoreee!”
Ero agli inizi, di pazienza ne avevo tantissima e di esperienza – che ti insegna che certa gente non merita niente – poca, perciò mi armo di ulteriore pazienza e di una pinza totalmente inadatta allo scopo per cercare di raddrizzare la griffe e accontentare la cliente.
Nel caldo soffocante, con altre clienti da servire, merce da sistemare, fare cassa, capi da prezzare, succede quello che temevo: la griffe si rompe.
“Ecco, glielo avevo detto che non avevo gli strumenti adatti. Mi spiace, si è rotto!”
Metto via l’anello.
“Uuuh, che peccato!… E vabbè, ma non puoi darmelo? Tanto adesso non potete più venderlo!!!”
Non so quale espressione avrò assunto, se quella di un cane che ringhia o quella sbalordita davanti a tanta faccia di bronzo!
Non voleva comprarlo per un difetto quasi impercettibile, ma averlo rotto gratis andava bene!
A tutto c’è un limite, perciò le ho risposto: “Mi spiace, lo renderemo al grossista per il difetto”.
L’anello l’ho buttato, ma col cavolo che lo regalavo a sta faccia da c*lo!