«Signorina… è dolce quest’uva?»
Alzo lo sguardo dal banco. Davanti a me c’è una signora di una certa età, borsetta al braccio, sguardo indagatore, l’aria di chi sta per mettere alla prova non solo l’uva, ma l’intera filiera agroalimentare.
«Presumo di sì, signora» rispondo con educazione «purtroppo non posso assaggiarla.»
Lei mi guarda sorpresa, quasi delusa.
«Eh ma lei deve assaggiare tutto, per dare una recensione esatta sul prodotto!»
Lo dice con convinzione. Come se io fossi una sorta di sommelier dell’uva, investita di una missione sacra: mangiare frutta per conto del popolo.
«Capisco» rispondo cercando di restare calma «ma vede, signora, io sono allergica all’uva. Se la assaggio rischio uno shock anafilattico.»
Silenzio.
Lei mi squadra dalla testa ai piedi. Fa una smorfia. Poi scuote la testa, con un sospiro di profonda disapprovazione.
«Eh… i giovani di oggi.»
E io già so che sta arrivando.
«O allergici o vegani! Sempre qualcosa! Che mode stupide!»
Mode.
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