Fila alla cassa scorre, quasi rilassante. Poi arriva lui.
Sui sessanta, passo felpato, aria cospiratoria, moglie al seguito come un’ombra silenziosa.
Si avvicina allo sportello e, abbassando la voce fino al sussurro, dice:
«Signorina… le devo dire una cosa.»
Mi preparo mentalmente. Potrebbe essere qualunque cosa: uno scontrino mancante del 1996, un bottone offensivo o un’etichetta che pizzica l’anima.
«Prego, mi dica pure. Come posso aiutarla?»
Lui guarda a destra, poi a sinistra. Si sporge un po’.
«No vabbè, quando se ne vanno gli altri clienti.»
Io sorrido (quello smile che in realtà è una richiesta di soccorso), e provo a rassicurarlo:
«Non si preoccupi, siamo tutti qui per lavorare, non abbiamo nulla da nascondere. Può parlare liberamente.»
Pausa. Poi lui parte:
«Ecco… la tuta che ho preso ieri… è uscita bucata.»
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