Lavoro in un negozio di abbigliamento maschile, uno di quelli dove entrano soprattutto mogli, fidanzate e mamme convintissime di conoscere perfettamente le taglie degli uomini della loro vita.
Spoiler: non le conoscono mai.
Una mattina entra una signora sulla sessantina, elegantissima, borsetta al braccio e passo deciso. Si piazza davanti alla vetrina per cinque minuti buoni fissando un paio di pantaloni rossi.
Entra nel negozio e mi fa:
“Buongiorno cara, vorrei i pantaloni rossi che avete in vetrina. Sono per mio nipote.”
“Certo signora!”
Sorrido professionale.
“Che taglia porta?”
E lì vedo già il vuoto nei suoi occhi.
“Eh… non lo so.”
“Va bene… più o meno? 46? 48? 50?”
Lei mi guarda come se le avessi chiesto il codice fiscale del nipote.
“Mah.”
“Allora magari me lo descriva.”
E qui parte il classico teatro delle descrizioni impossibili.
“È alto.”
“Quanto alto?”
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