Turno di lavoro. Umore a -273 gradi, praticamente zero assoluto.
Entro in reparto e subito la combo micidiale:
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fila chilometrica davanti al banco,
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bambini urlanti che fanno la guerra dei gelati davanti ai frigoriferi in esposizione,
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il collega che si muove alla stessa velocità con cui si evolve un bradipo.
Prendo aria, mi metto in postazione e comincio.
Già dopo pochi minuti ho dovuto spiegare tre volte la differenza tra una lavatrice da 9 e una da 10 kg (“Ma 1 kg conta davvero?”), e sorbirmi una signora convinta che il phon da viaggio dovesse asciugare non solo i capelli, ma anche i pensieri.
Poi… arriva lui.
Età indefinibile, aria da bar del quartiere, occhiali appesi al collo con la cordicella.
Si piazza davanti al banco. Mi guarda.
Silenzio assoluto.
Io, attivando il protocollo “cliente misterioso”:
— «Buonasera, mi dica pure.»
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