Negozio di noleggio sci con vendita di abbigliamento e accessori.
Entrano padre e figlio, uno sulla cinquantina e l’altro adolescente, probabilmente alla prima vera settimana bianca. Si dirigono dritti verso il reparto guanti. Io li saluto, ma loro sono già immersi nella contemplazione mistica della parete piena di modelli: lunghi, corti, con il polsino elastico, con il gancio, impermeabili, termici, softshell, in pelle.
Passano venti minuti buoni.
Venti.
Li vedo prendere un paio, rimetterlo giù. Prendere un altro paio, confrontarlo con il primo. Il figlio se li prova, li toglie, li annusa pure non si sa perché, poi guarda il padre con aria interrogativa. Il padre annuisce gravemente come se stessero scegliendo pneumatici per la Formula 1.
A un certo punto mi chiamano.
“Scusi, questi come sono?”
Prendo il paio che mi porgono.
“Questi sono molto buoni, sono tra i più caldi che abbiamo.”
A quel punto parto con la spiegazione standard: imbottitura termica, membrana impermeabile, buona traspirazione, ottimi per sciare anche quando fa parecchio freddo.
Il figlio sembra convinto.
Ma si inserisce il padre.
“Ma non è che sono troppo caldi?”
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