Entra una graziosa signora.

Elegante, sui sessant’anni, capelli sistemati, profumo leggero. Di quelle persone che entrano in negozio con il sorriso educato e ti fanno subito pensare: ok, questa sarà una richiesta semplice.

“Signorina, le posso chiedere una cortesia?”

“Come no! Mi dica.”

“Potrebbe sistemarmi il telefono? Togliere qualche app che non serve… sa, queste cose qui. Mio nipote mi ha installato di tutto e adesso non ci capisco più niente.”

Sorrido. Classica richiesta da negozio di telefonia: ripulire un telefono pieno di app inutili, notifiche strane, giochi installati dai nipoti e magari dieci torce diverse.

“Certo, me lo dia pure.”

La signora fruga nella borsa, poi nella tasca del cappotto e tira fuori lo smartphone. Con l’altra mano tiene un fazzoletto accartocciato.

Ma non un fazzoletto nuovo.

Uno già vissuto.

Lo guarda un secondo, poi guarda lo schermo del telefono.

E lì succede la scena.

Porta il fazzoletto alla bocca, lo bagna con un po’ di saliva — con una naturalezza disarmante — e inizia a passarlo sullo schermo del telefono con grande concentrazione, come se stesse lucidando l’argenteria della nonna.

Io la guardo.

Lei lucida.