Premessa: circa quattro anni fa avevo da poco iniziato a lavorare in un supermercato che credeva *fortissimo* nel concetto di **“valore aggiunto”**.
Tradotto: qualsiasi cliente entrasse per comprare una cosa, tu dovevi fargliene uscire almeno due. Il tutto, ovviamente, **nei famosi 5 secondi** concessi alla vendita assistita, mentre contemporaneamente dovevi riempire scaffali, controllare scadenze, rispondere a tre colleghi, evitare un bancale in caduta libera e sorridere sempre.
Un pomeriggio, mentre stavo sistemando lo scaffale delle salse, noto una signora ferma, immobile, sguardo perso nel vuoto davanti alla sezione senapi. Quel tipo di sguardo che dice chiaramente: *“Sono qui da dieci minuti e la senape mi sta giudicando”*.
Mi avvicino con il mio miglior tono professionale:
“Buongiorno signora, posso aiutarla?”.
Lei si gira lentamente:
“Salve… cerco della senape”.
Perfetto, penso io. È letteralmente davanti allo scaffale giusto, quindi passo alla modalità “valore aggiunto”:
“Certo! Cerca una consistenza particolare o un grado di piccantezza specifico? Così posso consigliarle al meglio”.
Lei mi guarda seria e risponde:
“No… in realtà mi serve in un vasetto di vetro”.
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