Ore 10:15.
Quell’ora maledetta della mattina in cui non è più abbastanza presto da essere ancora addormentati, ma è decisamente troppo presto per sopportare la gente.
Nel negozio c’è il silenzio tipico dei giorni feriali.
Stampanti in esposizione.
Scaffali pieni di cartucce.
L’odore vagamente tossico della plastica nuova e della carta da fotocopie.
Io sto sistemando delle confezioni di toner cercando disperatamente di convincermi che sì, forse questo lavoro mi piace davvero.
Entra un signore.
Sulla sessantina.
Camicia aperta sul collo.
Occhiali abbassati sulla punta del naso.
L’andatura di chi è entrato senza avere la minima idea di dove si trovi.
Fa un giro lentissimo del negozio.
Guarda le stampanti.
Guarda me.
Guarda di nuovo le stampanti.
Poi arriva la domanda.
“Salve, vendete distributori per sapone?”
Io rimango fermo tre secondi.
Perché il mio cervello, prima di elaborare la frase, ha bisogno di verificare se magari ho sentito male.
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