Panetteria estate scorsa. Entra un signore distinto.
“Salve, mi servirebbe del pane vegano.”
“Buongiorno, tranne i panini al latte, tutto il pane che abbiamo è vegano, cosa preferisce?”
“No, mi hanno chiesto proprio del pane vegano.”
“Ho capito, se vuole posso prendere il libro degli ingredienti per farle controllare, ma le assicuro che tranne quelli al latte, può prendere tutto.”
“No, mi serve quello vegano.”
“Signore, per cosa le serve, di preciso? Qualcuno intollerante al lattosio? Le serve una certificazione di assenza dalle contaminazioni?”
“No no, lavoro in albergo, c’è una cliente vegana: le abbiamo portato i cornetti celiaci, ma ha detto di no perché secondo lei sono diversi. Ci ha chiesto di procurarle del pane per domani, per fare pane e marmellata, quindi mi serve quello vegano, ce l’ha?”
“Si signore, abbiamo questo (indico un tipo di pane morbido) che è perfetto per fare colazione!”
“No, finiscila! Mi serve quello vegano, possibile che non capisci? Ti devo spiegare tutto?!”
E io sbrocco.
“Guardi, io e lei lavoriamo in un settore per cui è gravissimo non saper distinguere tra vegano e senza glutine! Compri questo pane e chieda alla sua cliente, se fa storie la autorizzo a riportarmelo, ma scommetto che non lo farà!”
Silenzio.
“Va bene, me ne dia due. Sicura che è vegano?”
“Acqua, olio e farina! Vada tranquillo!”
“MA ALLORA NON CAPISCE, C’È LA FARINA!”
“I VEGANI LA MANGIANO LA FARINA, SONO I CELIACI CHE NON POSSONO!!!”
È andato avanti altri cinque minuti.
Alla fine l’ha comprato, ma non era convinto.
Due settimane dopo, altro cliente vegano, è tornato a comprarne altro.