Entro e — miracolo — non c’è nemmeno molta fila.
Una visione quasi mistica: il pavimento lucido, il silenzio, un solo signore davanti a me. Mi sento come se avessi appena trovato un biglietto vincente alla lotteria amministrativa.
Oggi mi va bene”, penso, con l’ottimismo ingenuo di chi ignora ciò che l’attende.

In pochi minuti tocca a me. Mi avvicino allo sportello con la stessa solennità con cui si entra in un tempio.
Dietro il vetro, una signora mi guarda con l’espressione tipica di chi ha già visto troppe persone e troppo pochi giorni di ferie.

Spedire un pacchetto all’estero in raccomandata, dico io con il mio miglior tono collaborativo.
Lei annuisce appena, mi passa un foglietto da compilare e, prima ancora che io prenda la penna… si alza e sparisce.

Proprio così.
Un attimo prima è lì, un attimo dopo è svanita come un prestigiatore in pausa pranzo.