Successo a mio padre in tabaccheria.
Nel bel mezzo del pomeriggio lavorativo, arriva questa signora, con in mano un telefono risalente più o meno al mesozoico.
“Devo ricaricare il telefono.”
Il buongiorno non è mai pervenuto, il tempo è denaro e perché sprecarlo a salutare?
E lancia il telefono sul bancone.

“Perché mi dà il telefono?”
“Per ricaricarlo, no?”
Parolaccia mentale di mio padre.
“Signora non mi serve il telefono, mi serve l’operatore e il numero.”
“Operatore?”
“Eh.”
“Ah e io che ne so che operatore ho?”
Seconda parolaccia mentale, più corposa,
di mio padre.
“E come famo?”

Alla fine smanettando con il telefono arriva all’operatore.
“Da quanto la ricarica signora?”
“10€.”
Daje che ce la potemo fa.
“Perfetto, numero?”
“Numero? Io non lo so il mio numero!”
Ormai nel cervello di mio padre si susseguono vocabolari pieni di imprecazioni.
“Signora, ma come non sa il suo numero di telefono?”
“No no, io di queste cose non mi impiccio, il numero di telefono non lo so, le posso dare quello di mio marito.”

Ho già detto parolacce?
“Signora, se mi dà il numero di telefono di suo marito la ricarica arriva a lui, ammesso e non concesso che l’operatore sia giusto, non a lei.’
“Vabbè, allora me fa’ sta ricarica sul mio cellulare, si o no?”
“Senza numero non possiamo farla signora, mi spiace.”
E se ne va borbottando.