Sono una commessa di Milano.
Una persona semplice, come ce ne sono tante.
Non ho mai avuto manie di grandezza, non sogno jet privati né borse da 2.000 euro. Mi basta vivere tranquilla, con la mia famiglia, tornare a casa la sera e farmi una doccia senza crollare addosso alla lavatrice.
Quello che voglio dalla vita è serenità.
Ma sabato scorso la serenità ha deciso di darmi buca.

Arrivo al lavoro come sempre, sono puntuale per abitudine, quasi per religione. Di solito vado in metro — per fortuna a Milano funziona, e anche quando non funziona almeno sai che non sta funzionando.
Quel giorno no. Rallentamenti, linea ferma, annunci incomprensibili, gente ovunque.
Mi dico: ok, prendo una bici a noleggio. Ce ne sono ovunque, anche sotto casa. Salgo su una, pedalo con il cuore in gola per non fare tardi.

Turno di dieci ore.
DIECI. ORE.
Clienti ovunque, caldi, nervosi, impazienti, pieni di pretese. Gente che ti fa domande assurde mentre tu cerchi solo di non collassare dentro la divisa.
A fine giornata ho fatto il conto: avevo battuto 486 articoli, dato 117 scontrini, sorriso finto almeno 79 volte.
Io che sono una pacifica, che respiro sempre prima di rispondere… mi sono sorpresa a divorare clienti con lo sguardo. A momenti mi chiamavano i carabinieri per crimini contro l’umanità da reparto promozioni.