Catena di pizzerie molto conosciuta, porta già chiusa a chiave, luci spente nell’area clienti.

Dentro siamo rimasti solo noi dello staff: metà a pulire, metà a sistemare la cucina. Il classico momento di fine turno in cui il locale è silenzioso, si sente solo il rumore delle teglie e qualcuno che dice “oh ma chi ha finito la mozzarella?”

Le sedie sono già sui tavoli, la cassa è chiusa e la serranda quasi abbassata.

Insomma: il locale è palesemente chiuso.

A un certo punto sentiamo TUM TUM TUM sulla vetrata.

Ci giriamo tutti.

Fuori c’è una ragazza, visibilmente alticcia, che sta bussando con entusiasmo crescente.

All’inizio bussava piano.

Poi più forte.

Poi molto più forte.

Uno dei miei colleghi si avvicina al vetro e, facendo ampi gesti con le braccia, cerca di comunicare la situazione.

“CHIUSO!”

Lo dice anche ad alta voce, scandendo bene le parole.