Per chi non lo sapesse, esistono dei buoni pasto che le aziende danno ai propri lavoratori, con i quali puoi comprare esclusivamente alimentari.
Il valore cambia: c’è chi li ha da 10€, chi da 5€, chi da 2,50€. Fin qui tutto bene… finché non ti trovi alla cassa.

Batto la spesa del cliente.

“Sono 5,40€.”
“Ho i buoni pasto.”

Ne tira fuori uno da 10€, bello fiero.

“Signore, non posso accettarlo, l’importo della spesa deve essere almeno pari al valore del buono.”
“Chissà perché quando vengo qui ci sono sempre rogne! Voi fate così perché uno compra più roba e spende di più! Siete dei mafiosi!”

Ok.

Respiro. Sorrido. Quello sguardo da “non sono io il problema, lo giuro”.

“Guardi, non dipende da noi. È proprio la regola del circuito dei buoni pasto.”

Lui sbuffa, guarda la fila dietro di sé — ormai una piccola platea — e poi torna a me.

“Eh certo! Sempre complicazioni! Una volta era tutto più semplice!”

Annuisco, mentre dentro di me immagino un mondo fatto di baratto e capre.