Lavoro in un posto dove, tra le varie cose, si fanno anche le ricariche telefoniche. Una cosa semplicissima: la gente arriva, dice operatore, numero, importo, pagano e via. Tempo medio dell’operazione: trenta secondi.

O almeno, questo nella teoria.

Nella pratica, ogni tanto entra qualcuno che riesce a trasformare una ricarica da trenta secondi in un’esperienza esistenziale.

Una mattina entra un signore sulla cinquantina, passo tranquillo, aria serena.

“Buongiorno devo fare una ricarica.”

“Certo,” gli rispondo, “che operatore?”

Lui si ferma un attimo a pensare. Mi guarda. Poi guarda il soffitto come se la risposta fosse scritta lì sopra.

“Non lo so.”

Io resto un secondo in silenzio.

“È il cellulare di mia moglie.”

Annuisco.

“Capisco.”

E lui continua, come se avesse trovato la soluzione perfetta.

“Aspetti che la chiamo.”

Tira fuori il telefono. Compone. Parte la chiamata.