Vado al supermercato a fare la spesa. Classico sabato pomeriggio: carrelli che si incastrano, bambini che fanno lo slalom tra le offerte, altoparlante che annuncia promozioni su cose che non comprerai mai.
Lascio un attimo il carrello in una corsia per prendere una confezione d’acqua. Saranno stati dieci secondi, giuro.
A un certo punto sento una voce in lontananza:
“Scusi! Scusi! Mi sente?”
Non ci faccio troppo caso. Il supermercato è pieno, penso stia chiamando un addetto. Continuo a confrontare due marche identiche di acqua come se stessi decidendo il destino dell’umanità.
Poi la voce si avvicina, più acuta, più aggressiva:
“SCUSI! SCUSI! LE STO PARLANDO!”
Mi giro.
Una signora sulla quarantina, sguardo infuocato, braccia conserte, borsetta stretta come se fosse pronta a lanciarmela contro. Mi fissa come se le avessi appena rubato il parcheggio sotto casa.
“MA È SORDO?” attacca.
“Io la sto chiamando da cinque minuti per avere un’informazione e lei non presta attenzione! BRUTTO CAFONE!”
Silenzio.
Testoline che spuntano dagli scaffali.
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