Ho un negozio di abbigliamento pronto moda.
Premessa:
Oltre agli articoli casual abbiamo anche, da marzo a ottobre, una vasta linea di abiti da cerimonia con prezzi e qualità diverse. Alcuni abbiamo cominciato a produrli noi con una sartoria.
Ovviamente, nonostante un’attenta selezione con i fornitori affinché la qualità sia al massimo, è ovvio che un capo che costa in media dai 20€ ai 39€, difficilmente sarà pura seta.
Detto questo, entra una mamma con la figlia di circa 17 anni, in cerca di un abito lungo per il ballo della scuola.
La figlia era già passata il giorno prima con delle amiche, per poi tornare, giustamente, per avere il parere della madre.
Prova circa 8 abiti diversi e, per ogni abito indossato da quella povera ragazza, la mamma aveva parole di disprezzo o verso il vestito o verso il fisico della figlia:
-“Per questo vestito ci va il seno e tu sei piatta”
-“Per quell’altro servono i fianchi e tu sei una tavola da surf” e frasi simili.
Già a questo punto, essendo noi uno store in cui promuoviamo il ‘bodypositive’, ho faticato davvero a non risponderle male.
Finché la madre prende un abito di semi produzione nostra.
Io la avverto, per correttezza, che quello aveva un budget diverso da quello che lei stessa mi aveva indicato all’inizio della vendita, ma tutta stizzita mi risponde:
“Non abbiamo problemi di budget noi!”
Tolto il fatto che non ci sarebbe nulla di male, ma allora perché quando sei entrata mi hai specificato non più di 40-50€?
Fatto sta che la figlia, uscendo dal camerino con quell’abito, era innamorata.
Il vestito andava leggermente stretto e accorciato, ma nulla che non 10-15€ in più non si potesse fare.
La mamma mi chiede il prezzo del vestito e io le rispondo che costa 109€ più la riparazione, ma le dico che si ci può venire incontro e arrotondare la cifra… e da qui parte l’odissea:
“100€ per questo pezzi di stoffa mi pare eccessivo!”
“Signora, è 70% deta, inoltre la parte finale della lavorazione è stata prodotta da noi, perciò, come le dicevo, ha un pre,,o leggermente più alto.”
“Sì, ma non lo trovo giusto! Se avete un range di prezzo, quello deve rimanere! Poi mica posso spendere tutti questi soldi per un vestito di una sera! Oltretutto la quaita è pessima!”
“Capisco, infatti mi sono attenuta al budget richiesto all’inizio, ma le ho anche giustificato il perché del prezzo più alto di questo abito. Se vuole possiamo possiamo cambiare modello.”
“Senti ragazzina, non ci siamo capite. Io voglio questo vestito perché per mia figlia voglio il massimo, ma per legge devi stare lo stesso range di prezzo degli altri. Potresti rischiare una denuncia!”
Resto perplessa.
“Signora ma è seria?”
“Assolutamente sì! Potrai chiedere in seguito alla tua titolare, intanto se non vuoi avete la finanza in negozio, fidati di me e fai come ti ho detto.”
“Mi dispiace comunicarle che la titolare sono io e che questa legge marziana non esiste e che lei secondo me è sotto effetto di stupefacenti. Il prezzo è esposto regolarmente sul cartellino del vestito. Se non vuole spendere quel budget lo capisco, ma per il resto stiamo un tantino esagerando, non trova?”
Lei sbianca.
“Allora facciamo così, noi adesso ci facciamo un giro in altri negozi, se non troviamo niente di meglio torniamo, ok?”
“Faccia così signora, anzi, le auguro di trovare qualcosa che sia di suo gusto altrove.”

Esce e va via, tutta risentita, con la figlia rossa di imbarazzo.
La cosa più bella è stata aver venduto quel modello, l’ultimo, circa mezz’ora dopo ad un altra persona e vedere lei ritornare un paio d’ore dopo e rimanere a bocca asciutta.
Mi dispiace solo per la povera figlia.