Da spettatrice, reparto gastronomia di un piccolo supermercato dove tutti conoscono tutti.
Di quelli dove il salumiere sa già cosa prendi prima ancora che tu apra bocca e dove, se cambi marca di prosciutto, qualcuno se ne accorge e ti chiede se va tutto bene a casa.

Sono lì, in fila, aspettando il mio turno. Davanti a me non c’è nessuno. Poi arriva lei.
Arriva prima di me, nessuno l’aveva mai vista prima. Segno già inquietante.
Tiene in mano una baguette, presa evidentemente con l’idea di andarsene in fretta, e si piazza davanti al banco come se fosse in missione.

“Duecento grammi di prosciutto.”

La commessa annuisce. È una ragazza tranquilla, una di quelle che taglia il prosciutto con la calma di chi sa che, prima o poi, l’orario di chiusura arriverà comunque.
Inizia ad affettare con precisione, sistema le fette sulla carta, le posa sulla bilancia.

198 grammi.

“Sono 198 grammi, signora. Faccio un’altra fetta o le va bene così?”

La domanda più normale del mondo.
La signora la guarda come se avesse appena confessato un crimine.