Episodio successo oggi al supermercato.

Mi sta servendo il gentile pescivendolo e scambiamo qualche chiacchera mentre mi pulisce il pesce. Improvvisamente arriva lui, un uomo sulla sessantina, capello brizzolato ed elegantemente vestito.

Imperiosamente, e maleducatamente, esordisce con un:
“Senta lei, mi ascolti!”
Io e il pescivendolo ci guardiamo perplessi.
“Starei servendo la signorina, finisco l’ordine e poi servo lei.”
“Ma io ho bisogno adesso, in questo momento! Non posso aspettare.”
Il pescivendolo fa la tipica faccia di uno che stancamente ha già capito con chi ha a che fare.

Dopo un cenno di scuse nei miei confronti si rivolge di nuovo al distinto e maleducato cliente che se ne infischia che sia il mio turno.
“Mi dica.”
“Voglio un pollo arrosto!”
Il pescivendolo in cerca di rassicurazioni si volta verso di me come a dire: ‘Ha sentito anche lei quello che sentito io?’. Ovviamente la mia risatina basta come risposta affermativa.

Il cliente, già spazientito, riprende a cercare di farsi servire.
“Ho detto che voglio un pollo arrosto!”
“Mi scusi ma questa sarebbe la pescheria. I polli arrosto sono nella vetrina laggiù.”
Il cliente si rende conto del suo errore e cerca, con arroganza, di rimediare, ma con scarso successo.
“Un suo collega mi ha detto che dovevo chiedere qui! Se no secondo lei perché le avrei chiesto il pollo arrosto?!”
E senza aspettare risposta, com’è maleducatamente arrivato, se ne va.

Io e il pescivendolo rimaniamo increduli. Ci guardiamo un momento, incerti se ridere o piangere.