Sabato pomeriggio.
Tabaccheria.
Io già col morale a terra perché il SuperEnalotto decide che il pomeriggio era troppo tranquillo e zac: smette di leggere le schedine in automatico.
Risultato? Ogni giocata va digitata a mano sullo schermo. Numero per numero.

Dopo un’ora, il mio indice è diventato il gemello cattivo del pollicione di Facebook: gonfio, dolorante, e con la stessa capacità di cliccare a caso sul nulla.
Io ormai vedo solo una cascata di numeri davanti agli occhi.

Ed ecco che arriva lei.
La Fenomena.

Si piazza al bancone con aria trionfale e attacca:
— “Ciao, scusa, io devo giocare il SuperEnalotto… e ho vinto due euro!”